
Key Takeaways
| Domanda | Risposta veloce |
|---|---|
| Quali sono i KPI principali della SEO performance? | Traffico organico, CTR, conversioni, posizionamento medio, ROI per query |
| Quale strumento è il più utile per iniziare? | Google Search Console, gratuito e già pronto |
| Quanto tempo serve per vedere risultati misurabili? | Tra 3 e 6 mesi per dati statisticamente affidabili |
| La SEO si misura come Google Ads? | No, l’attribuzione è diversa, serve un modello multi-touch |
| Cosa serve davvero al cliente nel report? | Conversioni e fatturato, non posizioni vanity |
| Si può collegare la SEO al ROI reale? | Sì, con tracciamento eventi su GA4 e modelli di attribuzione |
Perché misurare la SEO è il cuore del Performance Marketing
Lavoro nella SEO performance-driven da abbastanza anni, e una cosa l’ho imparata sulla mia pelle: senza misurazione, la SEO è solo un costo. Te lo dico perché ho visto troppe aziende investire migliaia di euro al mese in contenuti, link, ottimizzazioni tecniche, e poi non sapere dirmi quanti clienti gli ha portato davvero il canale organico. Si fidavano di un’agenzia che mandava un PDF con qualche posizione in prima pagina, e basta.
Ma la SEO è performance marketing a tutti gli effetti — solo che lavora su un orizzonte temporale diverso. Quando integri la misurazione SEO dentro un sistema di performance marketing ben fatto, capisci subito quali keyword portano fatturato e quali invece ti regalano traffico inutile. È la differenza tra dire “abbiamo 50.000 visite al mese” e dire “abbiamo 50.000 visite al mese, di cui 1.200 convertono e generano 78.000 euro di ricavi”.
Ti faccio una domanda: se domani il tuo capo ti chiedesse quanto vale ogni singola visita organica, sapresti rispondergli? La maggior parte dei marketer che incontro non lo sa. E non perchè siano incompetenti, ma perché il tracking SEO è stato per anni considerato un’attività a parte, separata dal mondo paid.
Cosa rende la SEO un canale performance? Tre cose:
- Misurabilità: ogni click, ogni scroll, ogni conversione si può tracciare con GA4
- Scalabilità: una volta posizionata, una pagina continua a portare traffico per mesi
- Attribuzione: con i giusti modelli, capisci il peso della SEO nel customer journey
Quello che cambia davvero il gioco è quando smetti di guardare la SEO come “quella cosa tecnica del sito” e inizi a trattarla come un canale di acquisizione clienti. A quel punto i KPI cambiano, gli strumenti cambiano, le conversazioni con il cliente cambiano. E soprattutto cambia quanto sei disposto a investirci, perché finalmente hai un ROI da confrontare con Google Ads o Facebook Ads.
Il problema però è che quasi nessuno te lo spiega davvero. Le guide online ti parlano di rank tracker e tool fancy, ma poi quando devi presentare un report al CEO ti ritrovi con grafici che lui non capisce. Adesso vediamo come si esce da questo casino.
I KPI fondamentali per tracciare la SEO performance-driven
Quali metriche guardo io ogni mattina quando apro la dashboard? Non sono mille, sono poche e mirate. Ti dico una cosa che forse non vuoi sentire: il 70% dei KPI che trovi nei tool SEO sono rumore. Servono a fare numero, non a prendere decisioni.
Ecco i KPI che secondo me contano davvero per chi fa performance marketing serio:
| KPI | Cosa misura | Perché importa |
|---|---|---|
| Traffico organico per landing page | Visitatori da Google su pagina specifica | Identifica quali contenuti funzionano |
| Conversion rate organico | % visitatori che convertono | Mostra qualità del traffico, non quantità |
| Revenue per organic session | Fatturato medio per sessione | Collega SEO al business reale |
| Posizione media per keyword commerciale | Ranking solo su query con intento d’acquisto | Filtra le keyword vanity |
| CTR dalla SERP | Click rispetto alle impression | Indica se title e meta funzionano |
| Click-assisted conversions | Conversioni dove SEO ha contribuito | Misura il valore multi-touch |
Una cosa che dico sempre ai miei clienti: la posizione media su keyword generiche non vi serve a niente. Posizionarsi primi su “scarpe da uomo” è bello sulla carta, ma se la pagina converte all’0,3% mentre la pagina di “scarpe da running uomo taglia 44” converte al 4,1%, indovina dove devi mettere energia?
C’è poi un KPI un po’ nascosto che pochissimi tracciano: il valore per click organico. Si calcola dividendo il fatturato attribuito alla SEO per i click organici totali. Lo confronto sempre con il CPC che pagheremmo su Google Ads per la stessa keyword. Se il valore per click SEO è 4,20 euro e il CPC Ads sarebbe 1,80, sai che ogni posizionamento organico ti sta facendo risparmiare un sacco di soldi.
Da non confondere: traffic e conversioni. Ho avuto un cliente nell’e-commerce moda che era ossessionato dal traffico organico. Cresceva del 20% ogni trimestre. Bellissimo no? Peccato che le conversioni erano piatte. Andando a fondo abbiamo scoperto che le pagine che crescevano erano blog post informazionali su “come abbinare i jeans” — traffico tantissimo, intento di acquisto zero.
Per chi parte adesso, ti consiglio di scegliere massimo 5 KPI e bastonarci sopra ogni settimana. Meglio cinque metriche analizzate bene, che venti guardate male. E se vuoi capire come questi KPI si confrontano con altri canali, leggi anche la differenza tra performance marketing e marketing tradizionale, che secondo me chiarisce molte cose sul mindset giusto da avere.
Strumenti che uso ogni giorno per monitorare la SEO

Quanti tool servono davvero per fare SEO performance? Spoiler: meno di quanti pensi. Il mio stack quotidiano è cambiato tantissimo negli anni, e oggi mi affido a una combinazione abbastanza essenziale. Ti spiego cosa uso e perché.
Google Search Console è il punto di partenza. Gratuito, ufficiale, indispensabile. Ti dice esattamente come Google vede il tuo sito: quali query portano click, quali pagine performano, quali errori tecnici stai accumulando. Se non lo stai usando, fermati subito e installalo. Senza GSC stai facendo SEO al buio.
Google Analytics 4 è il secondo pilastro. Lo so, è meno intuitivo di Universal Analytics, e all’inizio ho odiato anche io il nuovo sistema event-based. Ma una volta che ci entri dentro, è più potente per il tracking conversioni. La parte di esplorazioni libere ti permette di costruire report che con UA non potevi nemmeno sognare.
Per il monitoraggio competitivo e backlink uso:
- Ahrefs — il mio preferito per il backlink monitoring e per capire cosa fa la concorrenza
- SEMrush — utile per keyword research e per audit tecnici
- Screaming Frog — il coltellino svizzero per crawling e analisi tecniche
Una cosa che mi sento di dirti: non comprare tre tool a pagamento se sei una piccola agenzia o un freelance. Ne basta uno tra Ahrefs e SEMrush, secondo i tuoi gusti. Pagare 400 euro al mese di tool quando ne fatturi 3.000 è una follia.
Per il tracking conversioni avanzato c’è poi Google Tag Manager, che è l’arma segreta. Ti permette di creare eventi custom senza toccare il codice del sito, e questo cambia totalmente la velocità con cui puoi setuppare il tracking di un nuovo cliente. Una landing che prima richiedeva 3 giorni di lavoro col developer, oggi la setto in 2 ore.
C’è poi una categoria che spesso si dimentica: i tool di session recording come Hotjar o Microsoft Clarity. Clarity è gratuito e onestamente fa il 90% di quello che fa Hotjar. Lo uso quando una pagina ha tanto traffico organico ma converte male — guardo le registrazioni e capisco subito dove gli utenti si bloccano.
Ti racconto un episodio. Un cliente nell’arredamento aveva una pagina prodotto con 8.000 visite al mese e 12 conversioni. Ridicolo. Ho aperto Clarity, guardato 30 sessioni, e mi sono accorto che il bottone “aggiungi al carrello” sui mobile era nascosto sotto un popup che non si chiudeva. Tre giorni di lavoro per scoprirlo, ma una volta sistemato le conversioni sono salite a 140 al mese. Senza un session recorder, quella scoperta non l’avrei mai fatta.
Per integrare bene la SEO con altri canali, ti consiglio anche di guardarti i canali più efficaci per il performance marketing, che ti danno una visione d’insieme dello stack completo.
Come collegare le metriche SEO al ROI reale
Qui entriamo nel nervo scoperto. Come faccio a dire “la SEO ha generato 240.000 euro di fatturato quest’anno” senza inventarmi i numeri? Servono modelli di attribuzione, e bisogna sapere come si configurano in GA4.
Il problema dell’attribuzione SEO è questo: quando un utente arriva da Google organico, magari non compra subito. Torna due settimane dopo cliccando una mail, poi un’altra settimana dopo da una campagna remarketing, e finalmente acquista. Chi prende il merito? Se usi l’attribuzione last-click, la SEO si vede sottratta una conversione che in realtà ha originato lei. Ed è una rottura.
I modelli di attribuzione più usati sono:
- Last click — semplice ma penalizza canali alti del funnel come la SEO
- First click — premia chi porta il primo contatto, spesso la SEO informazionale
- Lineare — distribuisce equamente tra tutti i touchpoint
- Time decay — dà più peso ai canali vicini alla conversione
- Data-driven — l’algoritmo di Google calcola il peso reale, è quello che uso io di default
Su GA4 ormai il modello data-driven è gratuito anche per gli account standard. Attivarlo richiede 30 secondi e cambia completamente i numeri che vedi. Ho un cliente dove il last-click attribuiva alla SEO il 22% delle conversioni. Passando al data-driven, la SEO è salita al 38%. Non è magia, è realtà che emerge.
Per calcolare il ROI vero della SEO, l’equazione che uso è semplice:
ROI SEO = (Fatturato attribuito – Costo SEO) / Costo SEO × 100
Il “costo SEO” deve includere:
- Fee dell’agenzia o stipendio interno
- Tool a pagamento (Ahrefs, SEMrush ecc.)
- Costi contenuti (copywriter, grafici)
- Costi tecnici (sviluppo, hosting dedicato se serve)
Una cosa che molti dimenticano: il valore residuo. Una pagina ben posizionata oggi continuerà a portare traffico per anni. Quindi quando calcoli il ROI a 12 mesi sottostimi il valore reale. Io di solito faccio una proiezione a 24 mesi per le pagine evergreen, e i numeri cambiano completamente.
Vuoi un esempio pratico di come si fa il calcolo bene? Guardati i case study di successo nel performance marketing dove mostriamo numeri reali di clienti reali, con tutta la metodologia di attribuzione spiegata.
C’è poi una cosa controintuitiva che ho scoperto: a volte conviene “perdere” attribuzione SEO per guadagnare conversioni totali. Se sostituire una landing organica generica con una landing custom collegata a una campagna paid aumenta il conversion rate dal 1,2% al 4,8%, prendi e lo fai, anche se sulla carta perdi una vittoria SEO.
Tracciare conversioni organiche con GA4 e Google Tag Manager

Setup pratico. Niente teoria, solo cose che si fanno. Ti spiego il flusso che seguo quando prendo un nuovo cliente e devo settare il tracking conversioni in modo che la SEO si veda chiaramente.
Step 1 — Container GTM pulito. Se il sito ha già un GTM esistente, prima cosa: lo guardo e nel 60% dei casi lo trovo pieno di tag duplicati, eventi vecchi che non funzionano più, codici di pixel che il cliente non sa nemmeno di avere. Pulisco tutto. Meglio ripartire che convivere col caos.
Step 2 — Configurazione eventi chiave su GA4. Gli eventi che devi assolutamente avere se fai e-commerce sono:
view_item— visualizzazione prodottoadd_to_cart— aggiunta al carrellobegin_checkout— inizio checkoutpurchase— acquisto completato con valore monetario
Per i siti lead-gen invece:
form_view— quando il form entra in viewportform_start— primo click su un campogenerate_lead— invio form completatophone_click— click sul numero di telefonoemail_click— click sull’indirizzo email
Tutti questi eventi vanno marcati come conversioni (ora si chiamano “key events” su GA4) per i KPI rilevanti.
Step 3 — Segmentare il traffico per canale. Qui sta il trucco. Devi creare un segmento “Organic Search” che escluda il traffico brand. Perché chi cerca direttamente il nome del tuo cliente su Google non è merito della SEO — è merito della brand awareness, magari costruita con altri canali. Il vero valore SEO sta nelle query non-brand.
Come si fa? Creo un’esplorazione personalizzata e applico un filtro: source = google AND medium = organic AND query NOT CONTAINS “nomebrand”. A quel punto vedo il traffico SEO “puro”, quello che davvero porta nuovi clienti.
Step 4 — Connessione con Google Search Console. Pochi lo sanno: GA4 si integra direttamente con Search Console, e questa integrazione ti permette di vedere dentro GA4 quali query hanno portato traffico convertito. Lo trovi in Acquisizione > Acquisizione traffico > Search Console. Per attivarla servono i permessi sia su GA4 che su GSC dello stesso account.
Step 5 — Dashboard Looker Studio. Non mando mai screenshot di GA4 al cliente. Costruisco una dashboard Looker Studio (l’ex Data Studio) con i KPI principali, in modo che il cliente possa accedere quando vuole e vedere i numeri in tempo reale. Tempo di setup: circa 4-6 ore la prima volta, poi è copia-incolla per gli altri clienti.
Una cosa importante: testa sempre il tracking prima di considerarlo “fatto”. Apri la modalità Anteprima di GTM, fai un acquisto di prova, controlla che l’evento purchase arrivi su GA4 con il valore corretto. Mi è capitato troppe volte di scoprire dopo 3 mesi che mancavano i ricavi perché il dataLayer era settato male. Tre mesi di dati persi, è una tragedia.
Se ti senti perso con GA4 e GTM, contattami pure tramite la pagina contatti — non c’è bisogno di reinventare la ruota da zero quando esiste già qualcun che la ruota la conosce.
SEO vs altri canali di Performance Marketing
Una domanda che mi fanno tutti: ma allora la SEO è meglio o peggio di Google Ads, Facebook Ads, Email? La risposta onesta è: dipende dall’obiettivo, e il bravo marketer li usa insieme. Vediamo come si confrontano sui KPI principali.
| Canale | Costo per acquisizione tipico | Tempo per primi risultati | Scalabilità | Sostenibilità nel tempo |
|---|---|---|---|---|
| SEO | Basso a regime, alto all’inizio | 3-6 mesi | Alta | Molto alta |
| Google Ads | Medio-alto | Immediato | Alta | Alta ma con CPC crescente |
| Facebook Ads | Medio | 1-2 settimane | Molto alta | Media, dipende da iOS14+ |
| TikTok Ads | Basso-medio | Immediato | Alta | Media, target specifico |
| Email Marketing | Bassissimo | Subito su lista esistente | Limitata dalla lista | Altissima |
Il pattern che vedo nei progetti che funzionano è sempre lo stesso: SEO + paid che si rinforzano a vicenda. Le campagne paid generano dati che usi per ottimizzare i contenuti SEO. Il traffico SEO genera audience che retargeti con paid. Si chiama loop di acquisizione, ed è il santo graal del performance marketing fatto bene.
Ti racconto un caso concreto. Cliente nel settore B2B software. Investiva 8.000 euro al mese su Google Ads e 4.000 euro su Facebook. Zero SEO. CPL di 180 euro, sostenibile ma alto. Abbiamo aggiunto un piano SEO da 2.500 euro al mese per 12 mesi. Risultato dopo un anno?
- CPL globale sceso a 95 euro
- Conversioni totali aumentate del 47%
- Quota traffico organico salita dal 18% al 41%
- Riduzione del budget Google Ads del 30% (perché alcune keyword non servivano più)
Il segreto è che la SEO ha sgravato la pubblicità di tutto il traffico informazionale, lasciando il paid concentrarsi solo sulle keyword transazionali. E le keyword transazionali su Google Ads costano meno quando hanno anche un risultato organico forte sotto.
Una cosa che molti sbagliano: vedere SEO e Google Ads come concorrenti. Non lo sono. Ti dico di più — Google premia i siti che fanno bene SEO anche dentro l’algoritmo Ads, perché la qualità del Quality Score si nutre del comportamento utente sulla pagina di destinazione.
Per chi vuole una visione più ampia su come integrare i vari canali, c’è un articolo dedicato sui canali più efficaci per il performance marketing che entra nel dettaglio strategico. E se vuoi capire come funziona la pubblicità su display, il programmatic advertising e performance marketing ti dà il quadro completo.
Errori comuni che vedo fare nel tracking SEO

In dieci anni di consulenza SEO ne ho viste di cotte e di crude. Qui ti elenco gli errori più frequenti che incontro, con la frequenza con cui li trovo nei nuovi clienti che prendo in carico. Fai mente locale e vedi se ti riconosci in qualcuno di questi.
Errore 1 — Inseguire posizioni invece di conversioni. Lo vedo nel 80% dei casi. Cliente che mi manda screenshot di SEMrush “guarda, sono primo su keyword X”. Io guardo le conversioni: 3 in tre mesi. La keyword giusta non è quella in prima posizione, è quella che fattura. Una posizione in seconda pagina su una keyword commerciale specifica vale dieci posizioni numero uno su keyword vanity.
Errore 2 — Non escludere il traffico interno. Ti sembra banale? Eppure la metà dei siti che audit hanno il traffico dei dipendenti dentro le metriche. Se lo staff naviga il sito ogni giorno, falsa tutto: bounce rate, sessioni, conversion rate. Si esclude facilmente filtrando gli IP interni in GA4. Ma nessuno lo fa.
Errore 3 — Tracking conversioni rotto e nessuno se ne accorge. Ti faccio un esempio: un cliente e-commerce mi dice “le conversioni sono crollate del 60% in 3 mesi, la SEO non funziona più”. Apro l’account, controllo, scopro che 4 mesi prima il dev aveva spostato la thank you page e nessuno aveva aggiornato il pixel di tracking. Le conversioni erano lì, semplicemente non venivano misurate. Tre mesi di panico per una variabile sbagliata.
Errore 4 — Confrontare periodi non comparabili. Confrontare giugno con dicembre per un sito di calzature da spiaggia non ha senso. Eppure il cliente lo fa, perché vuole vedere “se cresciamo”. Bisogna confrontare anno su anno, non mese su mese. E tenere conto degli eventi straordinari (lockdown, lanci prodotto, campagne PR).
Errore 5 — Ignorare la search intent. Posizionarsi su una keyword col search intent sbagliato è come pescare con la canna da spinning in una piscina. La parola chiave c’è, il pesce no. Prima di ottimizzare per una keyword, controllo sempre cosa Google mostra in SERP. Se la SERP è piena di articoli informazionali e tu hai una pagina prodotto, scordati di posizionarti.
Errore 6 — Non fare benchmark con altri canali. Se non sai quanto ti costa un lead da Google Ads, non puoi sapere se il tuo lead SEO è economico o caro. Tutto va misurato in relazione ad altro.
Errore 7 — Cambiare KPI ogni mese. Sceglie 5 KPI a inizio progetto e tienili per almeno 12 mesi. Cambiare metriche ogni trimestre rende impossibile capire se stai migliorando o no.
Un errore che ho fatto io in prima persona, e che voglio condividere onestamente: per anni ho trascurato la metrica “Pages per session” pensando fosse vanity. Sbagliato. Quando ho iniziato a guardarla, ho scoperto che le pagine con più di 2 pagine per sessione convertivano 4 volte di più. Era un predittore di conversione che mi stavo perdendo. Lezione imparata, ora la guardo sempre.
Reportistica e dashboard per clienti e stakeholder
Ultimo capitolo, e forse il più importante. Puoi fare la SEO migliore del mondo, ma se non sai comunicare i risultati al cliente o al CEO, il tuo lavoro non viene riconosciuto. Ho perso clienti bravissimi solo perché non capivano cosa stavo facendo. Ho mantenuto clienti mediocri per anni solo perché sapevo presentare bene i numeri. La reportistica non è un’attività accessoria, è centrale.
Cosa NON fare in un report SEO:
- Inviare PDF di 40 pagine pieni di screenshot di Search Console
- Mostrare classifiche di posizioni come metrica principale
- Usare termini tecnici tipo “crawl budget” o “TF-IDF” senza spiegarli
- Confrontare con benchmark di settore inventati
Cosa fare invece:
Il mio template di report mensile si apre sempre con una sezione che chiamo “Risposte alle 3 domande del CEO”. Sono sempre le stesse:
- Quanti soldi ha generato la SEO questo mese?
- Quanti soldi ha generato in più rispetto al mese scorso e all’anno scorso?
- Cosa sta succedendo che merita attenzione?
Se il CEO ottiene queste tre risposte nei primi 30 secondi, tutto il resto del report è un bonus che lui può scegliere se leggere o no. La maggior parte non lo legge, e va benissimo così.
Per la dashboard live invece, uso Looker Studio con questa struttura:
| Sezione | KPI mostrati | Aggiornamento |
|---|---|---|
| Overview | Sessioni, conversioni, fatturato organico | Real-time |
| Trend | Andamento ultimi 90 giorni vs anno precedente | Daily |
| Top pages | Pagine che convertono di più | Daily |
| Top keyword | Query che portano fatturato | Weekly da GSC |
| Tecnico | Errori indicizzazione, Core Web Vitals | Weekly |
| Benchmark | Confronto con altri canali | Daily |
La dashboard la condivido col cliente e gli do accesso lettura. Così quando ha 5 minuti tra un meeting e l’altro può controllarla dal telefono. Nessuno mi chiama più per chiedere “come va?” — vede da solo come va.
Una cosa che ho introdotto negli ultimi anni: un video Loom mensile da 5 minuti. Registro la mia voce mentre commento la dashboard, spiego cosa è successo, cosa farò il mese prossimo. I clienti lo adorano. Ti dico la verità, dopo aver iniziato i video Loom il churn è sceso del 40%. Le persone non vogliono solo numeri, vogliono qualcuno che gli spieghi cosa significano.
Per la presentazione trimestrale invece c’è una call di 30 minuti con tutto il team marketing del cliente, dove tiro fuori il documento strategico per il trimestre successivo. È lì che si vincono o si perdono i rinnovi annuali.
Se vuoi vedere come strutturiamo i report nei progetti reali, dai un’occhiata ai nostri casi studio o leggi un po’ del nostro approccio in about us. E se hai bisogno di una mano a settare il tuo sistema di tracking, contattaci e vediamo cosa si può fare insieme.
Domande Frequenti (FAQ)
Quanto tempo serve prima di vedere risultati misurabili dalla SEO?
In media tra 3 e 6 mesi per avere dati statisticamente significativi. I primi miglioramenti tecnici si vedono anche dopo 30-60 giorni, ma per parlare di crescita di traffico organico costante e conversioni serve almeno un trimestre. Se qualcuno ti promette risultati SEO in 30 giorni, scappa.
Quale modello di attribuzione devo usare per la SEO su GA4?
Il modello data-driven, ormai disponibile gratuitamente su tutti gli account GA4. Distribuisce il merito delle conversioni in base ai dati reali del tuo account, non in base a regole fisse. Tutti gli altri modelli sono utili per confronti, ma il principale dovrebbe essere il data-driven.
Posso misurare la SEO senza Google Analytics?
Tecnicamente sì, ma è masochismo. GA4 è gratuito, integrato con Search Console, supporta GTM. Le alternative come Matomo o Plausible vanno bene per la privacy, ma perdi pezzi importanti dell’integrazione con l’ecosistema Google.
Qual è la differenza tra traffico SEO e traffico Google Ads?
Il traffico SEO arriva dai risultati organici (gratuiti) della pagina di ricerca. Il traffico Google Ads arriva dagli annunci a pagamento. In GA4 si distinguono per il “medium”: “organic” per la SEO, “cpc” per Google Ads. Sono due canali separati anche se entrambi vengono da Google.
Devo tracciare le keyword brand o no?
Devi tracciarle, ma separarle dalle non-brand quando misuri il valore della SEO. Le query brand misurano la awareness (spesso costruita da altri canali), mentre le non-brand misurano il vero lavoro SEO di acquisire nuovo traffico.
Quanto dovrei investire in SEO rispetto agli altri canali?
Non c’è una regola fissa. Generalmente per un’azienda matura il 20-30% del budget marketing digitale in SEO è ragionevole. Per startup o nuovi siti può essere di più all’inizio, perché servono fondamenta che dureranno anni. Per saperne di più, leggi sulla differenza tra performance marketing e marketing tradizionale.
Come si misura il ROI della SEO se le conversioni avvengono offline?
Con il tracking di micro-conversioni online (form, telefonate, click su email) e poi correlando i dati con il CRM aziendale. Se il cliente ha un CRM tipo HubSpot o Salesforce, si possono importare i deal vinti dentro GA4 e collegarli al canale di provenienza originale.
La SEO funziona ancora con l’arrivo dell’AI Search?
Sì, ma sta cambiando. Le AI Overviews di Google e i motori AI come Perplexity stanno modificando i CTR. Il traffico di tipo “answer-and-leave” sta diminuendo, ma il traffico transazionale e di alta intenzione resta forte. Anzi, le pagine che convertono ora valgono di più perché ricevono visite più qualificate.