Come Creare una Landing Page Efficace: la Guida Pratica del 2026

Una landing page efficace è una singola pagina web costruita per portare un visitatore a compiere una sola azione: lasciare un contatto, comprare, prenotare una call. Niente menù che distraggono, niente link sparsi, niente testi lunghi che nessuno leggerà mai fino in fondo. Solo focus.

In questa guida ti spiego, da operativo che le landing le costruisce ogni settimana per clienti veri, cosa funziona davvero nel 2026 e cosa invece sta facendo perdere soldi a metà delle aziende italiane che spendono in advertising.

Performance Marketing Dominanza Digitale

Key Takeaways: cosa devi sapere subito

Punto chiaveRisposta breve
Qual è l’obiettivo di una landing?Una sola azione, mai due.
Quanti elementi servono sopra la piega?Headline, sub-headline, hero, CTA, prova sociale.
Quanti campi nel form?Il minimo possibile. Spesso bastano 2-3.
Quante CTA mettere?Una sola call to action ripetuta più volte, non azioni diverse.
Tempo di caricamento massimo?Sotto i 2,5 secondi su mobile.
Strumento di test consigliato?A/B test su headline e CTA prima di tutto.
Quando una landing converte bene?Tasso medio buono: 5-10% per lead gen, 2-4% per ecommerce.

Cosa significa davvero “landing page efficace” (e perché molte falliscono)

Una landing page non è un sito web. Non è nemmeno la homepage. È una pagina costruita per ricevere traffico da una fonte specifica — un annuncio Google, un post su Instagram, una newsletter — e convertire quel traffico in un’azione misurabile. Punto.

Ti faccio una domanda: hai mai cliccato su un annuncio per “scarpe da trail uomo” e sei finito sulla homepage del brand con 14 categorie diverse? Cos’hai fatto? Probabilmente sei uscito. Ecco, quello è il motivo per cui le landing esistono.

Il problema più comune che vedo nelle landing italiane è la confusione di obiettivi. La pagina chiede di iscriversi alla newsletter, scaricare il pdf, prenotare una demo, seguire il profilo Instagram, e magari anche di acquistare. Tutte cose insieme. Risultato? Zero conversioni di qualità, perchè il visitatore non capisce cosa deve fare.

Una landing efficace risponde a tre domande nei primi 5 secondi:

  • Dove sono finito?
  • Cosa posso fare qui?
  • Perché dovrei farlo proprio adesso?

Se queste tre risposte non sono chiare e immediate, il visitatore se ne va. E ogni visitatore che se ne va è un click pagato che non ha portato risultato. Su una campagna performance marketing anche con un CPC modesto, parliamo di soldi che bruciano in tempo reale.

C’è poi un’altra cosa che spesso viene trascurata: la coerenza tra annuncio e landing. Se l’annuncio promette “sconto del 30% sulle camicie”, la landing deve parlare di camicie e di quel 30%. Non di “scopri la nuova collezione”. Quando questa coerenza manca, il tasso di rimbalzo schizza sopra l’80% e Google penalizza il punteggio di qualità, facendo salire i costi.

Una landing efficace, in pratica, è la versione più onesta del marketing digitale: o funziona, o non funziona, e i numeri te lo dicono entro 48 ore. Non ci sono mezze misure. Per questo motivo va costruita con metodo, non con creatività fine a se stessa.

Per chi vuole capire come si differenzia un approccio orientato ai risultati da uno tradizionale, vale la pena leggere la differenza tra performance marketing e marketing tradizionale — lì spieghiamo perché ogni euro deve essere tracciato.


Gli elementi che una landing page deve avere sopra la piega

“Sopra la piega” significa quello che il visitatore vede senza dover scrollare. È l’area più preziosa di tutta la pagina. Se sbagli qua, il resto non viene nemmeno letto.

Ecco la struttura minima che funziona quasi sempre:

ElementoFunzioneErrore tipico
HeadlineDire subito cosa offri e a chiFrasi vaghe tipo “innovazione e qualità”
Sub-headlineAggiungere contesto e beneficio specificoRipetere la headline con altre parole
Visual / HeroMostrare il prodotto o il risultatoImmagini stock generiche
CTA principaleFar compiere l’azioneBottoni grigi nascosti
Prova socialeRidurre l’ansia da acquistoLoghi senza contesto

Headline. Deve essere specifica, breve e orientata al beneficio. “Aumenta le vendite del tuo ecommerce con campagne Meta Ads gestite da chi le fa di mestiere” funziona meglio di “Soluzioni di marketing digitale”. Una è concreta, l’altra è aria.

Sub-headline. Qua entri nel dettaglio. Spieghi come o per chi. Esempio: “Strategia, creatività e gestione campagne per brand che fatturano almeno 30k al mese”. Filtra il pubblico giusto.

Visual. Un’immagine vera, possibilmente del prodotto in uso o del risultato. Le foto di team che si abbracciano in ufficio non vendono niente, mai. Se vendi un servizio, mostra screenshot di dashboard, risultati, casi reali.

CTA principale. Un bottone, colore in contrasto col resto della pagina, microcopy specifico. Non “Invia” ma “Richiedi la consulenza gratuita”. Non “Scopri di più” ma “Vedi i prezzi”.

Prova sociale. Loghi clienti, recensioni con nome e cognome (e foto se possibile), numeri concreti. “Oltre 200 brand serviti” è meglio di “tanti clienti soddisfatti”, ma un caso studio dettagliato vale 10 volte di più. Trovi esempi reali nella sezione casi studio.

Differenze tra CPC CPM e CPA Dominanza

Un consiglio che do sempre ai clienti: fai lo screenshot della tua landing page solo della parte sopra la piega, mostralo a una persona che non sa nulla del tuo business, dagli 5 secondi e poi chiedigli “cosa vendiamo?”. Se non sa risponderti, c’è un problema strutturale e nessun A/B test sui colori del bottone lo risolverà.


Headline e copy: scrivere parole che convertono

La headline è probabilmente la cosa più importante di tutta la landing. Una headline scarsa può ridurre le conversioni del 70-80% rispetto a una buona, anche con tutto il resto identico. Lo dico perché l’ho visto succedere su test reali, non perché l’ho letto in un libro.

Esistono formule che funzionano. Non sono magiche, sono solo strutture testate migliaia di volte. Tre delle più solide:

  1. Beneficio + tempo + obiezione superata. Esempio: “Genera 50 lead qualificati al mese in 90 giorni, senza assumere nuovo personale”.
  2. Domanda diretta al pubblico. Esempio: “Stai spendendo in Google Ads ma non vedi vendite? Ecco perché succede.”
  3. Numero + risultato concreto. Esempio: “127 clienti hanno raddoppiato il fatturato nel primo trimestre con la nostra strategia”.

Il copy sotto la headline deve fare una cosa sola: convincere la persona a continuare a leggere o a cliccare il bottone. Non deve raccontare la storia dell’azienda, non deve elencare tutti i servizi disponibili, non deve essere “elegante”. Deve essere utile.

Regola del ‘tu’ contro ‘noi’. Conta quante volte nella tua landing scrivi “noi” o “la nostra azienda” e quante volte scrivi “tu” o “il tuo business”. Se il rapporto è sbilanciato verso “noi”, riscrivi tutto. Il visitatore non è interessato a te, è interessato a sé stesso.

Un altro errore tipico è usare il gergo aziendale. Frasi come “soluzioni omnicanale integrate per la trasformazione digitale del tuo customer journey” fanno sembrare l’azienda seria, ma in pratica non comunicano niente. Meglio scrivere “ti aiutiamo a vendere di più online, con strumenti che funzionano insieme”.

Nel copy va inserita anche la gestione delle obiezioni. Le persone non comprano per tre motivi principali: non si fidano, non hanno capito il prezzo, non sentono urgenza. Una landing che converte affronta questi tre punti in modo esplicito:

  • Fiducia: recensioni, garanzie, anni di attività, certificazioni reali
  • Prezzo: trasparenza o almeno un range, oppure “richiedi preventivo personalizzato”
  • Urgenza: scadenze vere (mai finte countdown che si resettano), posti limitati realistici, bonus per chi agisce subito

Sul fronte creativo, vale la pena dare uno sguardo a come trattiamo questi temi nella sezione creative del nostro sito — la copy strategy è parte integrante del lavoro, non un dettaglio.

Ultima cosa: il copy va riletto ad alta voce. Se ti incespichi, il visitatore farà peggio. Se ti annoi, il visitatore chiuderà la pagina. Semplice così.


Design, UX e gerarchia visiva: guidare l’occhio fino al bottone

Il design di una landing non serve a essere “belli”. Serve a portare lo sguardo del visitatore esattamente dove vuoi tu. Il bottone CTA. Sempre lì.

Le persone leggono le pagine web a F: scorrono in alto orizzontalmente, poi scendono lungo il margine sinistro, poi fanno un’altra scansione orizzontale più in basso. Sapere questo cambia tutto. La headline va in alto. Il primo paragrafo conta più degli altri. Le informazioni chiave vanno a sinistra. La CTA va dove l’occhio finisce naturalmente.

Tre principi di design che funzionano sempre:

  • Spazio bianco. Non riempire tutto. Lasciare aria intorno agli elementi importanti li fa risaltare. Una landing affollata è una landing che non converte.
  • Contrasto della CTA. Il bottone deve essere del colore più diverso dal resto della pagina. Se la palette è grigio-bianco-blu, il bottone è arancione o verde. Punto.
  • Gerarchia tipografica chiara. Tre dimensioni di testo massimo: titolo grande, sottotitolo medio, corpo piccolo. Niente di più. La consistenza fa percepire professionalità.

Il mobile non è un’opzione. Nel 2026 oltre il 70% del traffico arriva da mobile per la maggior parte dei settori. Se la landing è bella su desktop ma sul telefono il bottone è piccolo o il form è scomodo da compilare con il pollice, hai perso. Progetta direttamente per mobile prima e poi adatta al desktop, mai il contrario.

Ti racconto un caso vero. Un cliente del food delivery aveva una landing con un’animazione bellissima dell’hamburger che ruotava in 3D. Sul desktop era spettacolare. Su mobile rallentava il caricamento di 4 secondi. Tasso di conversione mobile: 0,8%. Abbiamo tolto l’animazione, sostituita con una foto statica di qualità. Tasso di conversione mobile: 4,3%. Stesso prodotto, stesso prezzo, solo meno fronzoli.

Velocità di caricamento. Una landing che impiega più di 3 secondi a caricarsi perde circa il 50% dei visitatori prima ancora che vedano qualcosa. Strumenti come PageSpeed Insights di Google sono gratuiti e ti dicono esattamente cosa rallenta la pagina. Le cause più comuni: immagini troppo pesanti, troppi script di tracciamento, font caricati da troppe fonti diverse.

CPC CPM e CPA Digitale Dominanza

Direzionalità visiva. Una freccia, lo sguardo di una persona nella foto, una linea di testo allineata — tutti elementi che possono “puntare” verso il bottone. Sembra banale ma funziona davvero, e lo dimostrano gli studi di eye-tracking degli ultimi vent’anni.

Riassumendo: il design di una landing è funzionale, non decorativo. Se un elemento non aiuta a convertire, va rimosso. Se non sei sicuro, prova a toglierlo per una settimana e guarda i numeri.


La Call to Action: il dettaglio che vale il 60% del risultato

Ti dico una cosa che farà arrabbiare i designer: il bottone della CTA è la parte più importante di tutta la landing. Più della headline, più del copy, più di tutto. Perché è il punto in cui avviene effettivamente la conversione.

Una CTA fatta bene ha quattro caratteristiche:

CaratteristicaCosa significaEsempio
VisibileSi vede al primo sguardoColore in contrasto, dimensione adeguata
SpecificaDice cosa succede dopo il click“Prenota la chiamata gratuita”
Orientata al beneficioComunica un valore“Ottieni il preventivo in 24h”
RipetutaCompare più volte nella paginaUna sopra la piega, una a metà, una in fondo

Microcopy del bottone. Cambia tutto. “Invia” è il peggior testo possibile. Funziona meglio “Scarica la guida gratuita” o “Voglio aumentare le vendite”. La prima persona spesso converte più della seconda — “Sì, voglio la consulenza” rende l’azione personale.

Colore. Non esiste un colore universalmente migliore. Esiste il colore che contrasta di più con il resto della pagina. Se il sito è blu, prova arancione o giallo. Se è bianco e nero, prova verde acceso o rosso. Test, sempre test.

Posizione. La CTA principale deve esserci sopra la piega per chi è già pronto a convertire. Poi va ripetuta dopo ogni sezione di copy che fornisce informazioni. Una landing lunga senza CTA intermedi obbliga il visitatore a scrollare fino in fondo per agire — molti non lo faranno.

Quante CTA? Una sola azione, ripetuta più volte. Non “Prenota una call” e “Scarica la guida” e “Iscriviti alla newsletter” tutte insieme. Sceglie una sola conversione primaria. Le altre, se proprio servono, vanno in fondo o nel footer come opzioni secondarie.

C’è un errore che vedo spesso anche su landing fatte da agenzie con pretese: il bottone CTA con un link a una pagina diversa dal form. Il visitatore clicca “Richiedi info”, finisce su una pagina con altre informazioni, deve cercare un altro bottone, compilare un form lungo… Risultato: la metà delle persone abbandona durante questo percorso. Il flusso deve essere più corto possibile. Click → Form → Conferma. Tre passaggi, non sette.

Ansia da click. Le persone hanno paura di cliccare bottoni che non sanno dove portano. Aggiungere un piccolo testo sotto il bottone aiuta tantissimo. Esempi: “Risposta entro 24 ore lavorative” o “Nessuna carta di credito richiesta” o “Scaricabile subito, senza email di conferma”. Riducono l’attrito psicologico.

Per capire come ottimizzare le CTA all’interno di campagne più ampie, dai un’occhiata alle strategie di remarketing nel performance marketing — perché spesso una conversione non avviene al primo passaggio, ma al terzo o quarto contatto.


Form, lead magnet e ottimizzazione del modulo di contatto

Il form è dove la magia avviene o non avviene. Hai portato il visitatore fin qui, ha letto, ha capito, è pronto. Adesso gli chiedi i dati. E qua succede una cosa strana: più dati chiedi, meno persone te li danno. Sempre. Senza eccezioni.

La regola d’oro: chiedi solo i campi che ti servono davvero adesso. Non quelli che potrebbero servirti tra sei mesi. Non quelli che il commerciale ha chiesto “perché magari serve”. Solo l’essenziale.

Per un lead di prima qualifica spesso bastano tre campi:

  1. Nome
  2. Email (oppure numero di telefono se chiami subito)
  3. Una domanda qualificante (azienda, fatturato, settore)

Aggiungere un quarto o quinto campo riduce le conversioni in media del 10-25% per ogni campo extra. Lo so perché lo testiamo continuamente con i clienti che fanno email marketing e lead generation.

Lead magnet. Se chiedi i dati senza dare niente in cambio, il tasso di conversione sarà basso. Un lead magnet è una risorsa gratuita che la persona riceve in cambio del contatto. Funzionano bene:

  • Guide pdf specifiche e pratiche (non generiche)
  • Checklist scaricabili
  • Audit gratuiti del sito o delle campagne
  • Consulenze gratuite di 15-20 minuti
  • Calcolatori e tool interattivi
  • Video corso o masterclass registrata

Il lead magnet deve essere coerente con il prodotto finale che vuoi vendere. Se vendi consulenza SEO, il lead magnet può essere un’analisi gratuita del sito. Non un ebook generico su “marketing digitale” che attira chiunque, anche chi non comprerà mai.

Form a step (multi-step). Funzionano molto bene quando devi chiedere più informazioni. Invece di mettere 8 campi in una schermata sola che spaventa, dividi in 3-4 step più brevi. Il visitatore inizia a compilare, e il fatto di aver già investito tempo lo spinge a finire — è il principio di coerenza, studiato da Cialdini decenni fa.

Differenze tra CPC CPM e CPA Dominanza Digitale

Validazione dei campi. I form che mostrano errori solo dopo il click sul bottone fanno arrabbiare. Meglio validare in tempo reale: appena la persona scrive una email malformata, segnalalo subito. Riduce le frustrazioni e gli abbandoni.

Cosa fare dopo l’invio del form. Una pagina di ringraziamento generica è uno spreco. Quella pagina è il momento in cui la persona è più calda di tutto il funnel. Sfruttala: video di conferma personale, prossimi passi chiari, eventualmente un’offerta complementare, oppure il calendario per prenotare la call subito. Se invece preferisci gestire la cosa in modo più diretto, basta indirizzare la persona alla pagina contatti per il follow-up rapido.

Un dettaglio tecnico spesso trascurato: il form deve funzionare bene anche con il pollice su mobile. Campi grandi, tastiera giusta che si apre (numerica per il telefono, email per l’email), nessun zoom forzato dell’iPhone. Sembra banale, ma il 30% dei form che testo non rispetta queste basi.


Adattare la landing al traffico: Google Ads, Meta Ads e TikTok Ads

Una landing universale che va bene per tutti i canali è una landing che converte poco ovunque. Ogni piattaforma ha aspettative, lingua, ritmo diversi. La landing deve adattarsi.

Google Ads. Il traffico Google è “intenzionale”: la persona ha cercato attivamente qualcosa. Quindi sa già cosa vuole, almeno a grandi linee. La landing per Google Ads deve:

  • Rispondere esattamente alla query cercata (message match perfetto)
  • Mostrare subito prezzi, opzioni, vantaggi pratici
  • Avere una CTA orientata all’acquisto o alla richiesta concreta
  • Caricare velocissima (Google penalizza il punteggio di qualità se è lenta)

Meta Ads (Facebook e Instagram). Qua il traffico è “interrotto”: la persona non stava cercando il tuo prodotto, glielo hai messo davanti mentre scorreva. Quindi la landing deve agganciare l’attenzione subito, raccontare una storia, costruire interesse. Per le campagne Facebook Ads funziona bene:

  • Headline emozionale o curiosa, non solo informativa
  • Video o immagini grandi sopra la piega
  • Storytelling più disteso prima della CTA
  • Prove sociali multiple (recensioni, UGC, testimonial)

TikTok Ads. Pubblico giovane, attenzione corta, formato verticale nativo. La landing per TikTok Ads deve essere ancora più mobile-first delle altre. Velocità estrema, design pulito, ritmo veloce, copy breve. Spesso conviene avere un video sopra la piega che continui la narrazione iniziata nell’ad.

Message match. È il principio più importante e quello che vedo violato più spesso. Se l’ad dice “Sconto 50% sulle camicie estive”, la landing deve mostrare camicie estive con sconto del 50% in alto. Non la pagina generica di “abbigliamento uomo”. Sembra ovvio, ma succede continuamente.

Landing dedicate per audience. Se fai campagne diverse per pubblici diversi (es. uomo vs donna, B2B vs B2C, principianti vs esperti), servono landing diverse. La stessa offerta presentata in modo diverso. Costa di più costruirle? Sì. Ma il ROAS migliora del 30-50% in molti casi. Vale ogni euro speso.

Vale la pena anche considerare il tema dei canali più efficaci per il performance marketing — non tutti i canali rendono uguale per ogni business, e la landing va costruita di conseguenza.

SEO della landing. Anche se la landing nasce per il paid, può ricevere traffico organico se ottimizzata bene. Una landing ben fatta con buoni contenuti può posizionarsi su query a coda lunga e portare conversioni gratis nel tempo. È un argomento che approfondiamo nel dettaglio nella sezione SEO.

Un caso che mi è capitato: cliente che faceva girare la stessa landing per Google e per Meta. CPA su Google: 28€. CPA su Meta: 94€. Abbiamo creato due landing distinte, una più informativa per Meta e una più diretta per Google. CPA Meta sceso a 41€ in tre settimane. Non c’è scorciatoia, serve fare il lavoro.


Test, dati e ottimizzazione continua: come trasformare una buona landing in una macchina

Una landing pubblicata non è una landing finita. È solo l’inizio. I dati delle prime 2-4 settimane ti dicono cosa funziona e cosa no. Da lì comincia il vero lavoro.

Cosa misurare:

  • Tasso di conversione (visitatori che compiono l’azione / totale visitatori)
  • Tasso di rimbalzo (chi esce subito senza interazione)
  • Tempo medio sulla pagina
  • Scroll depth (fino a dove scrollano in media)
  • Tasso di abbandono del form (chi inizia a compilare ma non finisce)
  • CPL e CPA (costo per lead e per acquisizione)

Strumenti utili:

  • Google Analytics 4 per i numeri base
  • Hotjar o Microsoft Clarity (gratis) per heatmap e registrazioni di sessione
  • Google Tag Manager per tracciare eventi specifici
  • VWO o Google Optimize alternative per gli A/B test

A/B test: cosa testare prima. Non testare tutto insieme, testa un elemento alla volta in ordine di impatto:

  1. Headline. L’elemento con più impatto in assoluto. Anche piccole modifiche possono cambiare le conversioni del 30-40%.
  2. CTA. Testo, colore, posizione del bottone.
  3. Hero/visual. Foto vs video, persone vs prodotto, statico vs animato.
  4. Form. Numero di campi, label, ordine.
  5. Prova sociale. Tipo di testimonial, posizione, formato.

Ogni test ha bisogno di abbastanza traffico per essere statisticamente valido. Con 100 visitatori al giorno servono settimane per avere dati affidabili. Con 10.000 al giorno, anche pochi giorni bastano. Non interrompere un test troppo presto pensando di aver “visto la differenza” — i numeri tradiscono spesso nel breve.

Heatmap e registrazioni sessione. Sono oro puro. Vedi esattamente dove le persone cliccano, dove si fermano, dove abbandonano. Una sessione da 5 minuti a guardare 20 registrazioni reali ti insegna più di qualsiasi corso teorico. Spesso scopri cose tipo: “tutti cliccano sull’immagine pensando sia un link” oppure “nessuno legge il terzo paragrafo”, e puoi intervenire chirurgicamente.

Differenze CPC CPM CPA Digitale Dominanza

Remarketing dei visitatori non convertiti. Il 95-98% dei visitatori non converte alla prima visita. Se non li riporti indietro, sono persi. Le campagne di remarketing ben fatte recuperano una parte significativa di quel traffico, spesso con CPA molto più basso del traffico freddo.

Iterare, non rifare. Un errore comune è “rifare tutta la landing” ogni 6 mesi. Sbagliato. La landing va migliorata progressivamente, mantenendo quello che funziona e cambiando solo quello che dimostrabilmente non funziona. Le rifoniture totali spesso peggiorano i numeri prima di migliorarli, e perdi tempo.

Per chi vuole vedere come questo approccio si traduce in risultati concreti, abbiamo raccolto diversi case study di successo nel performance marketing — le landing page sono spesso il fattore che ha fatto la differenza.

Una landing che converte bene oggi può convertire male tra sei mesi: cambiano gli utenti, le abitudini, la concorrenza. L’ottimizzazione è continua. Chi smette di testare smette di crescere.


Domande frequenti su come creare una landing page efficace

Quanto costa creare una landing page professionale?

I prezzi variano molto. Una landing fatta in autonomia con strumenti come Unbonce, Webflow o Elementor costa da 0 a qualche centinaio di euro. Una landing professionale fatta da un’agenzia con copywriting, design e setup tecnico parte da 1.500-3.000€ e può arrivare a 10.000€+ per progetti complessi con A/B test, integrazioni e ottimizzazione iniziale. La differenza non sta solo nel design, ma nella strategia che c’è dietro.

Quanto tempo serve per costruire una landing che funziona davvero?

La parte di costruzione tecnica può richiedere 1-3 settimane. Ma una landing comincia a “funzionare davvero” solo dopo le prime ottimizzazioni post-pubblicazione, che richiedono almeno 4-8 settimane di traffico reale per raccogliere dati. Quindi tra ideazione e versione ottimizzata si parla di 2-3 mesi.

Qual è la differenza tra landing page e homepage?

La homepage è la porta d’ingresso del sito web, parla a tutti i visitatori e ha più obiettivi (informare, navigare, contattare, vendere). La landing page ha un solo obiettivo, parla a un pubblico specifico arrivato da una fonte specifica, e non ha menù di navigazione che possano distrarre. Sono strumenti diversi per scopi diversi — confonderli è uno degli errori più comuni.

Quale piattaforma usare per creare una landing page?

Dipende dal livello tecnico e dalle esigenze. Per chi non ha sviluppatori: Unbounce, Instapage, Leadpages, Carrd. Per chi usa WordPress: Elementor o Divi. Per chi vuole più libertà visiva: Webflow. Per progetti custom con sviluppo dedicato: HTML/Next.js fatto su misura. Tutte queste opzioni possono produrre landing efficaci — quello che conta è la strategia, non lo strumento.

Quanto deve essere lunga una landing page?

Non esiste una lunghezza giusta in assoluto. Per prodotti semplici e a basso costo, basta una landing breve (sopra la piega + form). Per servizi complessi o costosi, servono landing lunghe che spieghino, rassicurino, mostrino casi studio e gestiscano obiezioni. La regola: lunga quanto serve per portare la persona alla decisione, mai una parola di più.

Come posso sapere se la mia landing page sta funzionando bene?

I benchmark variano per settore, ma in generale: tasso di conversione sopra il 5% per lead generation è buono, sopra il 10% è ottimo. Per ecommerce, 2-4% è considerato un buon risultato. Confronta sempre i tuoi numeri con il tuo benchmark precedente e con il CPA che ottieni — se la conversione è alta ma il costo per acquisizione è troppo elevato, c’è ancora lavoro da fare sulla qualità del traffico o sull’offerta.

È meglio una landing con video o con immagini?

Dipende dal pubblico e dal prodotto. Il video è potente per spiegare prodotti complessi, generare emozione, costruire fiducia col volto della persona. Le immagini sono più veloci da caricare e meno invasive. Spesso la combinazione migliore è: immagine statica come hero (carica subito), video dimostrativo più in basso per chi vuole approfondire. Test sempre entrambe le versioni se hai abbastanza traffico.

Quanti form devo mettere in una landing?

Un form principale, eventualmente ripetuto in due o tre punti della pagina (sopra la piega, a metà, in fondo). Tutti devono inviare allo stesso obiettivo. Avere form diversi per azioni diverse confonde il visitatore e riduce le conversioni totali. Una landing = un’azione = un form (anche se mostrato più volte).

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